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Mantra, Suono, Musica e Cervello 20 Settembre 2006

Posted by amadeux in mantra, musica.
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Mantra, Suono, Musica e Cervello

Suono, cervello e vibrazione

Un panorama delle ricerche internazionali

da “Enciclopedia olistica”
di Nitamo Federico Montecucco ed Enrico Cheli

Dalle antiche scritture e dai miti della creazione fino alle piu’ moderne teorie sulla coscienza, si è sempre speculato riguardo alla vibrazione come a ciò che sottostà alle forme fisiche.
Questo concetto compare nei modelli tradizionali dell’origine del Cosmo, nella fisica delle onde sonore, nel movimento planetario e negli studi sulle onde del cervello. Ora la vibrazione può essere vista in azione grazie al “macroscopio”.

Basandosi sul lavoro dello scienziato e fisico svizzero Hans Jenny, morto nel 1972, il fisico matematico arnericano Ralph Abraham ha costruito un “macroscopio” in grado di osservare in tempo reale l’emergere delle forme dalle vibrazioni.
I suoni, dalle campane tibetane ai canti gregoriani, che vengono da un altoparlante ad alta fedeltà producono la vibrazione di un liquido trasparente che a sua volta produce delle onde statiche che vengono poi proiettate sullo schermo di un monitor come immagini colorate di strutture in costante movimento.
Trasformando suoni ad alta frequenza in forme/strutture a bassa frequenza il macroscopio dimostra visivamente la relazione tra complessi dinamici e morfogenesi o modelli di formazione.
Le strutture visualizzate dal macroscopio mostrano analogie con popolazioni di cellule, reti di comunicazioni in costante oscillazioni che ricordano i potenziali elettrochimici del cervello.

Pitagora, ad esempio, aveva espresso la sua convinzione che le strutture fisiche o mentali avessero una precisa e matematica origine nelle vibrazioni. Come il matematico Ralph Abraham credeva che le radici della matematica, della musica e del misticismo fossero strettamente legate: la loro origine comune era appunto la vibrazione informazione.
Il fotone, l’unità di luce, crea tutte le onde elettromagnetiche, dai raggi cosmici ai raggi x, variando la frequenza della sua vibrazione.
Recentemente la matematica è stata separata da queste sue radici culturali. Nel suo libro “Vibrazioni”, Abraham traccia le basi della filosofia naturale dall’antichità, al Rinascimento, fino al 20° secolo, mostrando come la vibrazione è stata alla base della creazione della matematica e ricreando poi le basi logiche per la nuova fusione tra matematica, musica e spiritualità che sta avvenendo ora.
Utilizzando gli strumenti della moderna matematica basata sui complessi dinamici, egli ha formulato un prototipo di modello del cervello in cui le onde cerebrali viste come vibrazioni possono essere stimolate da un computer.

“Le onde cerebrali sono dei pacchetti d’onda che oscillano in un network (rete) tridimensionale formata da cellule. Stimolando i loro movimenti e tracciando mappe delle loro transizioni possiamo iniziare a costruire un modello complesso quanto il cervello stesso.”

Tomatis: neurofisiologia dei canti gregoriani

Qual è il potere curativo del canto e della recitazione? Perché certi suoni sono considerati sacri in tutto il mondo? Dall’OM alle ninnananne, dai canti Gregoriani ai canti corali moderni, l’esercizio spirituale della voce porta serenità e poteri indescrivibili a parole.

Il medico francese Alfred Tomatis ha studiato gli effetti terapeutici del canto. Le ricerche di Tomatis in Francia ed in Canada hanno messo in rapporto l’udito con le dinamiche del corpo e della mente.
Al contrario della comprensione popolare, diceTomatis, “l’orecchio è un organo primario di consapevolezza”. E’ inteso essenzialmente per provvedere una carica di potenziale elettrico al cervello. La corteccia poi distribuisce in tutto il corpo la carica che ne deriva.
La conclusione di Tomatis è che l’orecchio non è un pezzo differenziato della pelle, piuttosto, la pelle è un pezzo differenziato dell’orecchio.

Le alte frequenze sembrano avere il maggior effetto ricaricante. I suoni nelle basse frequenze possono “scaricare” o stancare gli ascoltatori.
Questo è il segreto del canto delle alte frequenze.

Tomatis ha esaminato il suono dei canti Gregoriani con un oscilloscopio. Questi, ha rapportato, cadevano entro il raggio dei suoni ricaricanti. Inoltre, erano come uno “yoga respiratorio”. Coloro che cantavano sembravano rallentare il loro respiro e inducevano gli ascoltatori nello loro stesso stato di tranquillità.”
Tomatis ha visitato monasteri Benedettini in tutto il mondo per studiare i monaci che praticano i canti Gregoriani. Ad un ritiro in Francia, un giovane frate stava riformando la tradizione. Tagliò severamente il tempo che i monaci dedicavano al canto e notò che presto cominciarono a diventare più svogliati e a dormire di più. Inoltre, un medico consigliò agli uomini di seguire una dieta tradizionale e questo fece peggiorare le cose.
Fu chiamato Tomatis. Egli reintrodusse il loro lungo orario di canto. Presto, disse, stavano dormendo meno, lavorando di più e si sentivano meglio.
“Certi suoni sono efficaci come due tazze di caffè. I canti Gregoriani sono fonti di energia fantastici. Io ci lavoro come musica di sottofondo e dormo solo tre o quattro ore a notte”.

Percezione dei toni e meditazione

Alcuni psicologi dell’Università di Washington pensano di avere prove attendibili che la meditazione incrementa il funzionamento dell’emisfero cerebrale destro. Gli effetti sembrano anche essere cumulativi. I meditatori più esperti ottengono risultati migliori sia dei meditatori principianti che del gruppo di controllo.

“Per quanto ne sappiamo, questo è il primo studio sperimentale che connette la meditazione con l’emisfero non dominante” - hanno detto Robert Pagano e Lynn Frumkin - “La dimostrazione di questa connessione è coerente con l’aumento delle ricerche empiriche che associano l’emisfero destro alle tecniche di espansione della consapevolezza.”

Essi scelsero un compito relativo alla musica considerando che la specializzazione della recettività melodica dell’emisfero destro era già ben stabilita sperimentalmente. Scelsero di utilizzare il “subtest” per la memoria tonale del Seashore Music Battery. I soggetti nel primo test erano praticanti esperti di Meditazione Trascendentale e non meditatori. I meditatori avevano praticato due volte al giorno per almeno un anno (precisamente in un raggio tra 1.4 e 3 anni). I non meditatori erano studenti non laureati di psicologia. Tutti i soggetti erano destrorsi d’età tra 18 e 30 anni.
Dato che altri studi hanno dimostrato che i musicisti allenati tendono ad ascoltare la musica analiticamente, attivando i processi dell’emisfero sinistro, tutti i soggetti erano musicalmente “naive” avevano avuto meno di un anno di training strumentale o vocale durante gli otto anni che precedettero lo studio.
Prima dei test, i soggetti della Meditazione Trascendentale avevano avuto istruzione di meditare per 20 minuti e ai non meditatori fu detto di chiudere gli occhi e di rilassarsi. Poi tutti i soggetti furono testati per la memoria tonale.
I gruppi di meditazione mostrarono una superiorità “altamente significativa” nei confronti dei non meditatori su “blindly rated test data” con una probabilità di punteggio casuale di uno in 200.
Quando i meditatori inesperti (con meno di un mese di pratica) furono paragonati ai soggetti di controllo in un secondo esperimento, non vi fu nessuna differenza significativa tra i due gruppi.

“E’ importante notare,” dissero i ricercatori, “che i dati risultati dai non meditatori e dai meditatori inesperti… rientrano nei parametri normali. Sono i dati dei meditatori esperti che risultano al di sopra della media e che hanno prodotto differenze significative”.

Sembra ragionevole dedurre che la meditazione, una tecnica capace di alterare la consapevolezza drammaticamente, produca anche un effetto differenziale sul funzionamento dell’emisfero destro. Hanno detto che questa ipotesi potrebbe essere provata in maniera più conclusiva se anche altre funzioni dell’emisfero destro fossero incrementate.

Ascoltare col corpo per espandere la dimensione dell’udito. Uno strumento essenziale per l’evoluzione

E’ stata recentemente scoperta la “prospettiva uditiva”, un modo di percezione dei suoni che può essere paragonato alla scoperta della prospettiva tridimensionale durante il Rinascimento.
Sandra Seagal, una psichiatra di Los Angeles, ha scoperto che questa differente modalità di ascolto può essere acquisita imparando a ricevere le vibrazioni sonore con l’intero corpo.

“Si ascolta con l’intero strumento umano come se fosse suonato dai suoni che gli giungono. E’ come essere una particella nella nuova fisica. Ti senti risuonare come un punto focale in un campo di relazioni molto più vasto.”

Seagal considera la prospettiva uditiva come “uno strurnento essenziale per l’evoluzione”.
Ha il potenziale per facilitare la comprensione e l’armonia tra sposi, genitori e figli, insegnanti e studenti, supervisori ed impiegati e anche tra i leader delle nazioni.
Le affermazioni della Seagal sono state confermate sia nella sua pratica privata di psicologa sia in vari casi di consulenze per scuole e aziende.
Le ipotesi della Seagal sono state verificate analizzando i dati emersi dalle persone da lei sottoposte ad apprendimento della nuova tecnica dopo essere state sottoposte ad analisi elettronica della voce.
La prospettiva uditiva rende l’individuo in grado di sentire/ascoltare le altre persone così come sono, indipendentemente da quello che ci dicono. “Le nostre funzioni mentali, emozionali e sensoriali sono codificati nella voce in modo determinato proprio come lo sono le informazioni genetiche nei nostri geni.”
Ogni individuo, secondo la secondo la Seagal, è centrato in una delle tre seguenti funzioni basilari della personalità.

Gli individui con un centro emotivo dorninante vedono il mondo valutando le loro relazioni personali.

Gli individui con una sfera mentale dominante percepiscono il mondo attraverso le informazioni e le idee che considerano più valide.

Gli individui centrati sulle loro sfere sensoriali, meno comuni nell’Occidente, sono predominanti in Oriente. Essi percepiscono il mondo biologicamente attraverso la “saggezza del corpo”. Essi sono i tipi caratteriali più accomodanti e meno inclini a voler cambiare il mondo. Secondo Seagal, ognuna di queste funzioni caratteriali sono almeno dormienti se non attive in ognuno. Sono poche le persone che hanno pienamente integrato le loro funzioni. Questa integrazione fa parte del dovere evolutivo dell’individuo. L’aspetto meno evidente, ha detto Seagal, è normalmente quello cruciale per il proprio senso di ciò che è significativo ed appagante. Essenzialmente, ha detto Seagal, il disegno sottostante è immutabile quanto l’eredità genetica. “La costituzione di base può essere modulata, ma i tentativi di ristrutturarlo sono una violazione dell’integrità personale. L’equilibrio, la completezza può essere nutrita come può essere storpiata. Non puo’ essere ricostituita. Ogni funzione caratteriale vibra all’interno di un particolare suono o raggio di frequenze. La gente puo’ essere istruita per sentire le differenti risonanze nelle voci di altre persone mentre le ascoltano.
La vibrazione di frequenza alta, mentale, risuona in cima alla testa.
La vibrazione di frequenza media, emozionale, è tracciabile sulla fronte.
La frequenza di vibrazione bassa è sentita in mezzo agli occhi e sulle tempie.

Quando istruisce la gente a sentire queste frequenze, Segal utilizza musica rappresentativa: Paganini (mentale), Chopin e Beethoven (emozionale), Mozart e Bach (sensoriale). Gli apprendisti ascoltano in uno stato di consapevolezza vasta.: gli occhi non competamente a fuoco ma allo stesso ternpo consci della periferia mentre l’attenzione è centrata su di un punto sopra la testa.

Musica, Cervello ed Emisferi

Una varietà di studi recenti si sono focalizzati sulla neurologia della musica, del rumore, della parola e sulle soglie dell’udito.
Dei ricercatori di Parigi hanno dimostrato che le note e le scale musicali vengono mediati primariamente dall’emisfero sinistro e la melodia dal destro. Studiando 22 soggetti destri, i ricercatori hanno trovato una significativa attività elettrica nell’emisfero destro in risposta a una melodia di Chopin. D’altra parte, una nota monotona ripetuta e una scala maggiore, producevano una maggiore attivazione dell’emisfero sinistro. La predicibilità delle note e delle scale, dicono gli autori, potrebbe coinvolgere la capacità dell’emisfero sinistro di capire le strutture, mentre la melodia potrebbe richiedere un processo integrativo e funzioni associative più complesse.

Il parlare automatico

Canticchiare una melodia a bocca chiusa non è solamente un atto del cervello destro, secondo alcuni ricercatori svedesi. In ogni caso canticchiare il tema di una rima infantile familiare richiede aiuto da parte dell’emisfero sinistro, forse per organizzare la memoria.
Il parlare automatico, la ripetizione continua dei giorni della settimana richiede sia la mediazione dell’emisfero sinistro per il controllo della bocca che la mediazione dell’emisfero destro per il controllo della laringe.
Apparentemente l’emisfero destro risponde anche ad informazioni che arrivano attraverso le orecchie e altri sensi. Sembra che i due emisferi partecipino in modo eguale nell’attivazione motoria prima del canticchiare a bocca chiusa o del parlare automatico.
Quando i soggetti ripetevano i giorni della settimana, il flusso di sangue nell’emisfero destro aumentava in modo significativo. Durante il canticchiare a bocca chiusa non si notava alcuna differenza nel flusso del sangue.

Riconoscimento della voce

Due ricercatori dell’UCLA riferiscono che il riconoscimento di una voce familiare attiva di più l’emisfero destro, mentre il distinguere tra due voci non familiari impegna il sinistro. Questo risultato sfida l’ipotesi, molto diffusa tra gli psicologici, che il riconoscimento e la discriminazione della voce siano compiti dello stesso meccanismo cognitivo. Riconoscere una voce familiare è un atto olistico, un accoppiare delle caratteristiche vocali uniche ad un nome o a una persona.
Questa funzione gestaltica viene, apparentemente, espletata maggiormente dal cervello destro. Ma l’ascoltare diverse voci non familiari ci richiede di discriminare tra accenti, nasalità e altre caratteristiche. Questo sembra richiedere le capacità analitiche dell’emisfero sinistro.

Cantare mentalmente stimola l’evoluzione del cervello

Due patologi di New York suggeriscono che canticchiare a bocca chiusa e cantare ripuliscono il cervello stimolandone il ‘drenaggio’.
Gridare e parlare a voce alta probabilmente servono allo stesso scopo. Karel Jindrak e sua figlia, Heda Jindrak, dell’ospedale metodista di Brooklyn hanno proposto che il canticchiare a bocca chiusa, cantare e altre vocalizzazioni ad alta voce stimolino l’equivalente di un sistema linfatico del cervello. Le vibrazioni della laringe e l’aria nel tratto vocale sono trasmesse parzialmente nel cranio, massaggiando, così, il cervello. Questo massaggio permette un maggior flusso di liquido cerebrospinale attraverso il cervello e aiuta a rimuovere materiale di scarto.

Gli Jindrak dicono che la loro teoria ha delle implicazioni per l’evoluzione: i CroMagnon potrebbero aver prevalso sui Neanderthal perché i loro cervelli potevano essere ripuliti. Le vibrazioni della laringe erano troppo deboli e di frequenza troppo bassa per poter portare in risonanza le massicce ossa craniche dei Neanderthal.
Gli Jindrak fanno notare che cantare è universale, negli esseri umani, quanto il parlare o la religione, eppure altri primati non cantano. Inoltre propongono che il giocare rumoroso dei bambini sia terapeutico.

Musica ai miei orecchi

Un recente studio nello stato di Washington suggerisce che il godere la musica altera il grado di cambiamento temporaneo di soglia (diminuzione dell’acutezza auditiva) a cui la persona è soggetta mentre l’ascolta. Dieci studenti maschi che dicevano di amare la musica pop/rock e dieci che dicevano che non gli piaceva furono esposti, per dieci minuti, sia a musica che a rumore.
Furono quindi studiati a 90 secondi di intervallo per la risposta a frequenze di 4 e 6 kilohertz. I risultati hanno mostrato che quelli che amavano la musica avevano un cambiamento di soglia molto più piccolo di quelli che non la godevano. Inoltre, nel secondo gruppo si registrò uno spostamento più drammatico in risposta alla musica che in risposta al rumore. Questi risultati sono stati osservati soltanto alle frequenze più alte di 6 kilohertz, il che suggerisce che l’intervallo di spostamento più piccolo predice un recupero più veloce dell’udito. H.A. Dengerink crede che gli effetti del rumore possano essere moderati anche dall’atteggiamento. A questo proposito cita studi che mostrano come dei lavoratori di un ovile erano molto meno disturbati dai loro supervisori che dal costante scampanio, malgrado lavorassero molto più vicino al rumore.
Tuttavia, Dengerink dice di essere cauti perché il godere o il tollerare la musica o il rumore forte dà solo una protezione limitata dai danni all’udito. A lungo andare una perdita dell’udito è inevitabile. È importante per i ricercatori scoprire la connessione tra effetti a breve e a lungo termine.

Fumare altera l’udito

Uno studio correlato dimostra che i fumatori tendono ad avere uno spostamento di soglia dell’udito più piccolo dei non fumatori, specialmente quando vengono stimolati dal rumore o da esercizi. Secondo Dengerink e collaboratori, 18 soggetti, metà non fumatori, venivano controllati per lo spostamento di soglia dopo essere stati esposti per 10 minuti a del rumore, per 10 minuti a esercizi fisici e, quindi, per 10 minuti ad entrambi simultaneamente. I fumatori sperimentavano consistentemente meno spostamenti dei non fumatori e il battito del loro cuore e la pressione sistolica del sangue aumentavano di più, specialmente nel periodo dell’esercizio. Questo indica che la nicotina può aiutare a produrre gli stessi spostamenti dell’esercizio fisico abbassando la risposta fisiologica. Uno dei fattori chiave potrebbe essere l’aumento del flusso sanguigno cocleare, poiché una diminuzione del flusso è stata correlata ad un cambiamento di soglia temporaneo. Tuttavia, dice Dengerink, ci potrebbe essere dell’altro. Altri risultati: gli effetti più forti del rumore avvenivano nell’intervallo di ottava al di là di 2 kilohertz e, come in studi precedenti, una temperatura più alta della stanza è stata correlata con spostamenti più alti.

Il rumore altera le papille gustative

Dopo il rumore, dicono dei ricercatori francesi, i cibi dolci sono più dolci. Un aumento del desiderio per i dolci potrebbe essere legato allo stress causato dal rumore. Precedenti studi hanno dimostrato che lo stress mobilizza le endorfine stimolanti l’appetito e la dopamina. C. Ferber e M. Cabanac, Appetite 8: 229-235.

Stress, voce e computers

La complessità di una prova e lo stress da superlavoro hanno un impatto significativo sul parlare, secondo uno studio dell’U.S. Navy. Durante una prova complessa, il tono e il volume si alzano e il parlare diventa rapido. Questo pone dei problemi per i nuovi sistemi di computer che saranno in grado di essere pilotati dal riconoscimento della voce. La voce di un pilota potrebbe essere alterata da stress quali superlavoro durante il volo, accelerazione, vibrazioni, rumore.
Nello studio che riportiamo 60 studenti piloti dicevano ripetutamente i numeri da zero a nove mentre erano impegnati in due altre prove. La prima richiedeva che il pilota tenesse la sua mira su un bersaglio fisso sia con una manopola a mano che con un pedale. Sembra che parlare durante questa prova aggiungesse molto poco al carico di lavoro. La seconda prova era molto più impegnativa. Gli aviatori dovevano scrivere una serie di lettere e di cifre dette attraverso una cuffia in un orecchio mentre dovevano ignorare quelle dette nell’altro orecchio. Ripetere i numeri nello stesso tempo affaticava molto di più i piloti, e le loro voci cambiavano significativamente.

Rumore e impotenza

Dei rumori controllabili e incontrollabili sono stati usati come generatori di stress da dei ricercatori di Baltimore nella speranza di imparare qualcosa di più sul meccanismo implicato nella ‘impotenza acquisita’. Le persone non erano molto disturbate, nell’arco di 30 minuti, da un rumore che potevano far smettere, ma la stessa quantità di rumore, quando non erano in grado di controllarla, li lasciava disturbati e alterati neurofisiologicamente. Alan Brier e collaboratori pensano di poter avere identificato i correlati neurobiologici del senso di impotenza che si pensa sia implicato nella depressione. La maggior parte dei modelli precedenti erano basati su ricerche su animali e quindi non potevano correlare cambiamenti oggettivi con cambiamenti di umore.
Delle persone in buona salute mentale dovevano ascoltare un suono forte (100 decibel) in due differenti situazioni. Nella prima erano in grado di far smettere il suono premendo un bottone.
Nella seconda situazione premere il bottone non aveva nessun effetto, ma i soggetti non lo sapevano. Per due volte durante la sessione gli venne dato un messaggio che li spingeva a ‘continuare a tentare più forte’. I soggetti riferivano i loro stati d’animo prima di iniziare la sessione. Dopo il suono incontrollabile riferirono un aumento di depressione, di senso di impotenza, ansietà e tensione. “La mancanza di controllo su uno stimolo anche solo mediamente sgradevole può produrre cambiamenti significativi in soggetti sani”, concludono i ricercatori. Essi fanno inoltre l’ipotesi che ’stressori’ di rumore incontrollabili dovrebbero produrre cambiamenti ancora più forti in persone depresse o maniaco-depressive. Infatti, risultati preliminari mostrano una risposta particolarmente forte nelle persone con disordini affettivi. I ricercatori hanno in progetto di paragonare le reazioni di queste persone in periodi di remissione e in periodi acuti.

Il suono del pianto

Secondo lo psicologo Philip Zeskind il tono (frequenza sonora) del pianto di un bambino può fare da avvertimento per problemi neurologici. Zeskind ha misurato il grido di neonati a 2000 cicli al secondo, descritto come insopportabile e stressante dagli adulti. Il pianto normale varia tra i 450 Hz (disagio di media intensità) e i 600 Hz (dolore forte). Il pianto a 2000 Hz, che suona come il fischio di un teiera, viene sentito, talvolta, durante le prime 48 ore vita. Raramente continua nel primo mese di vita eccetto che dopo nascite difficili ed esposizioni prenatali a alcool, nicotina e altre droghe.

Suono, luce, sincronizzazione del cervello

Quando il cervello viene stimolato otticamente (per es. luce stroboscopica), acusticamente o elettromagneticamente in una determinata frequenza, succede che subentri la cosiddetta reazione conseguente alla frequenza (Frequency Following Reponse o FFR): le parti del cervello che ricevono questi stimoli, tendono a sincronizzarsi sulla stessa lunghezza d’onda del segnale che ricevono: ciò significa per es. che una situazione di rilassamento di onda ALPHA può essere prodotta attraverso toni ritmici con la loro frequenza EEG corrispondente…

Anche i due emisferi del cervello (il sinistro atto al pensiero logico e razionale, quello destro invece al pensiero associativo e sede di emozioni e fantasia) possono essere indotti attraverso stimolazioni esterne ad “ondeggiare” con la stessa frequenza, cosa che può portare a nuovi pensieri e deduzioni e ad uno stato di rilassamento ed equilibrio.
Attraverso la risposta conseguente alla frequenza (FFR) e la sincronizzazione degli emisferi cerebrali (HEMYSYNCH) vengono effettuate variazioni sull’elettroencefalogramma verso le onde ALPHA equilibrando i due emisferi del cervello. Ne conseguono rilassamento fisico, tranquillizzazione psicologia ed armonia.

Molti dei fenomeni finora descritti (reazione conseguente alla frequenza, produzione di sostanze chimiche neurotrasmettitrici, crescita ed evoluzione del cervello, crescita delle connessioni nervose e perciò anche dell’intelligenza) possono essere indotti con l’aiuto di queste Brain Machines (ndr. musica subliminale con infrasuoni e battiti binaurali).
A questo scopo vengono impiegati segnali ben definiti (di natura ottica, acustica o elettromagnetica) con parametri variabili (frequenza, intensità, lunghezza d’onda e fase).

Osservando bene attorno a noi, riconosciamo che la vita è costituita sempre da due poli contrastanti. Giorno-notte, sotto-sopra, destra-sinistra, uomo-donna, positivo-negativo, caldo-freddo, ecc. Anche nel nostro cervello nei due emisferi, esiste questa polarità con diversa funzione.
La stessa polarità si può notare nel sistema neurovegetativo tra il simpatico (che ha come funzione lo scaricare l’energia e condurre la decomposizione nel processo di trasformazione delle sostanze) e del parasimpatico (che ha la funzione di trattenere l’energia, ricostruirla, recuperarla).
Anche nello studio dell’agopuntura, nella parte molto ramificata della rete di meridiano, notiamo che esiste una polarità tra yin e yang.
Più grande è la tensione tra i due poli, maggiore è l’azione tra il caricare e lo scaricare. Succede così che da quest’azione di tesi e di antitesi, nasca una sintesi, la quale produce a sua volta, una nuova tesi, continuando il gioco.

Si può dunque ricreare questa nuova unità anche con l’ausilio del sincronizzatore, sia che ne siamo coscienti oppure no. In questo caso la macchina della mente (ndr. musica subliminale con infrasuoni e battiti binaurali) è veramente un aiuto nell’aiutare.

La maggiore parte delle persone nella società occidentale utilizza il suo cervello nello stato di veglia in modo che le onde Beta risultano predominanti. Questa gamma d’onde se da un lato è tipica del pensiero analitico e che ha attitudine alla soluzione dei problemi (qualcosa cioè che in una società di lavoro meccanizzato ed altamente specializzato risulta quasi inevitabile) dall’altro lato è però associabile ad uno stato di continua tensione, preoccupazione e paura.
Perciò non deve assolutamente stupire se i molti vantaggi della capacità di sottrarsi alla fase Beta in favore di Alpha, riguardano problemi di varia natura, sia in ambito medico che psicologico. Tenere in allenamento queste capacità è uno degli scopi di tutte le tecniche di rilassamento tradizionali e moderne.

Gli effetti positivi del training autogeno, yoga e meditazione, su lavoro e prestazioni, sono a tutt’oggi praticamente indiscussi. Le Brain Machines ottengono effetti simili in tempi sostanzialmente più brevi e sono facilmente utilizzabili, per es. nelle pause lavorative.

Ora il programma di John Selby si attiva automaticamente dopo un determinato tempo di attività e permette all’utente di usufruire di pause rigenerative fatte di esercizi e rilassamento attraverso stimolazioni ottiche ed acustiche mirate. Con il bilanciamento dell’attività cerebrale vengono inoltre influenzate positivamente le reazioni di difesa di situazioni patologiche nel trattamento delle psicosi maniaco-depressive e delle tossicodipendenze.

L’effetto di maggior rilievo in proposito è la produzione di endorfine naturali da parte del corpo.

Tale bilanciamento è in grado infine di favorire l’intelligenza, l’apprendimento, la creatività (attraverso la stimolazione delle onde gamma-theta), la soluzione di problemi di management e la capacità di godere del rilassamento nel tempo libero.
La “cultura del corpo” e la “cultura della coscienza” potrebbero insieme essere la base della cultura del terzo millennio.

Il dna diventa musica

Dal “Corriere delle Sera” - 10 settembre 1992.

Si tratta di sinfonie musicali ottenute ricopiando le sequenze delle quattro unità chimiche che formano la molecola del DNA, spiega David Deamer, biofisico dell’Università di Davis, il primo a tradurre i geni in musica.

Ogni unità di Dna rappresenta un’aria musicale autonoma, aggiunge Susan Alexander, compositrice e docente di musica alla California State University, proprio come nelle Quattro Stagioni di Vivaldi o nella Nona sinfonia di Beethoven. La molecola che determina le caratteristiche genetiche di ciascun individuo varia da persona a persona e le sinfonie sono perciò infinite, dato che la configurazione delle quattro componenti chimiche è sempre diversa. Alcuni individui hanno un Dna musicale noioso, lento e ripetitivo, continua Deamer, altri invece possono suggerire musiche simili al jazz, altri al blues, le possibilità sono davvero infinite.
In America è già iniziata la corsa alla scoperta dei propri geni in musica, basta andare in un laboratorio medico, farsi determinare la struttura del proprio Dna e affidare i risultati a un compositore. Deamer dice che gli americani vanno pazzi per questa nuova esperienza di poter finalmente dire: “Questa è proprio la mia musica!”.

Mantra, cosa sono, storia, applicazione… 19 Settembre 2006

Posted by amadeux in mantra, varie.
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Mantra, cosa sono, storia, applicazione…

- Cosa sono i mantra

- La storia dei mantra

- I grandi mantra

- Applicazione dei mantra nella vita quotidiana

- Concetto di eccitazione e depressione; come mantenere stabile la mente

- I mantra nell’ambito di discipline spirituali piu’ elevate

- Mantra di Swami Sivananda Radha

- Il legame con la vibrazione

Il Mantra o Mantram (come viene chiamato in alcune regioni dell’India) è una potente e breve formula spirituale che ha la capacità di trasformare la coscienza. Non c’è nulla di ipnotico o di magico, è solo una questione di pratica e soprattutto di non scoraggiarsi se non si ottengono subito i risultati sperati. Quando pratichiamo il Mantra stiamo richiamando il più grande potere che siamo in grado di concepire: possiamo chiamarlo Dio, Realtà Ultima o Sè Interiore, qualunque nome gli attribuiamo, con il Mantra stiamo richiamando la parte migliore che c’è in noi. E’ una pratica che si riscontra sia nelle religioni occidentali, dove prende il nome di Nome Santo, sia nella religione induista che in quella buddista, dove prende appunto il nome di Mantra. E’ fondamentale che una volta scelto il Mantra non si cambi, per non rischiare di fare come il contadino che per trovare l’acqua, scava innumerevoli buche in superficie senza risultato, mentre se avesse impiegato lo stesso tempo per scavarne una sola profonda l’avrebbe sicuramente trovata.

Tutte le grandi religioni hanno prodotto potenti formule spirituali per poter richiamare questa Realtà Ultima che, nella tradizione cattolica e in molte altre (soprattutto in quelle ortodosse), prende il nome appunto di Nome Santo o Nome Divino. Queste formule fanno parte di una più vasta serie di preghiere anche se il Mantra non è una vera e propria preghiera; con la preghiera, infatti, noi chiediamo qualcosa, mentre con il Mantra cerchiamo di avvicinarci al divino. Il Mantra ha anche una funzione calmante a livello mentale ed è uno dei modi più semplici per manifestare la presenza del divino. Quando lo ripetiamo mentalmente (soprattutto nelle prime volte per chi non ha ancora sviluppato tecniche di meditazione) è molto importante non distogliere l’attenzione, dopo aver raggiunto un certo livello di pratica lo si potrà anche intonare. Quindi all’inizio sarà importante ripeterlo mentalmente senza cercare di combinare ritmicamente il Mantra con i processi fisiologici quali la respirazione ed il battito cardiaco, queste cose tenderebbero solo a sminuire il suo potere.

La ripetizione del Mantra è una antica tecnica dinamica con la caratteristica di possedere un potere cumulabile, infatti più lo si ripete più esso affonda le proprie radici nella nostra coscienza tanto che continueremo a ripeterlo mentalmente senza nemmeno rendercene conto. Per quanto riguarda la scelta del Mantra questa dipende sicuramente dalla società e quindi dalla cultura in cui si è cresciuti, se si è cattolici è possibile che si prediliga un Mantra cattolico, è anche vero però che ci sono persone che, proprio per questo tipo di aspetto, sono refrattarie a determinati Mantra; in questo caso si possono utilizzare delle formule che non presentano il nome implicito della divinità. Essendo i Mantra delle formule, conviene utilizzarne alcuni tra quelli testati e di potere sicuro (non è utile crearne di propri) per richiamare la divinità.

Per quanto riguarda i grandi Mantra, cioè quelli di importanza storica e di provato potere, bisogna distinguere tra quelli personali e quelli impersonali. I primi si riferiscono all’aspetto personale della divinità. Anche se Dio è presente in qualsiasi aspetto del mondo fenomenico, si è manifestato pure sulla Terra sotto diverse forme che ogni religione ha identificato secondo una determinata figura. Per i cristiani si è manifestato come Gesù Cristo 2000 anni fa, per gli induisti 3000 anni fa nella figura di Krishna e per i buddisti come il Buddha Compassionevole che ha rinunciato alle ricchezze per poter predicare l’armonia e l’unità tra tutte le genti. E’ importante notare che qualsiasi figura, nelle varie religioni, non è mai venuta a predicare nuove verità o insegnamenti, ma a ricordarci che facciamo parte di un tutt’uno e il nostro scopo è quello di riunirci e di vivere in armonia con gli altri cercando di aiutare il prossimo. Questi Mantra si riferiscono ai diversi nomi che Dio ha avuto nelle diverse religioni, per quanto riguarda l’ambito cristiano il nome di Gesù è già di per sé molto potente (anche se la sua ripetizione può sembrare un po’ banale), un altro Mantra che presenta sia aspetti personali sia impersonali della divinità è OM-JESU-CHRISTE che deriva dalle comunità cattoliche indiane, in cui si ha l’invocazione al vocativo di Gesù Cristo e la particella OM che, come spiegherò in seguito, indica la caratteristica impersonale della divinità, oppure SIGNORE GESU’ CRISTO ABBI PIETA’ DI NOI. Quando applichiamo il Mantra “Gesù” invochiamo il Cristo perché ci faccia diventare più simili a Lui, pieni di saggezza, pietà e amore. Per quanto riguarda la religione cattolica un Mantra molto potente e molto conosciuto è l’AVE MARIA e con questo ricordiamo l’infinito amore della Madre Divina nei nostri confronti. Troviamo anche dei Mantra russi come GOSPODI-POMILUI che significa Signore abbi pietà. Un altro Mantra abbastanza importante è quello greco che si distingue in 2 forme: quella completa KYRIE-EMON, IESOU-CHRISTE, YIE-THEOU, ELEISON-YMAS cioè “Nostro Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di noi”, e quella abbreviata KYRIE ELEISON cioè “Signore abbi pietà”. Nell’ambito delle religioni orientali le più importanti sono sicuramente l’induismo ed il buddismo; nell’induismo le figure più importanti sono RAMA e KRISHNA. La parola Rama è formata dalla particella Ram che significa gioia quindi Rama e’ colui che colma di durevole gioia, ripetendo questo mantra ricordiamo a noi stessi la fonte di gioia duratura nel profondo di noi. La figura di Rama è anche collegata ad una tradizione epica letteraria induista chiamata Ramayana in cui si narrano appunto le vicende del principe Rama che combatte per sconfiggere le guerre intestine del suo popolo e per riacquistare l’amore della sua sposa e il suo trono. E’ molto facile identificarsi con questa figura perché anche noi, ogni giorno a modo nostro, dobbiamo combattere le nostre guerre e affermare i nostri diritti. Nella religione induista esistono 3 concetti: la creazione, la conservazione e la distruzione Krishna significa colui che ci tira a sé, ed è la figura più importante e rappresenta la conservazione dell’Universo quindi quando ripetiamo questo Mantra ricordiamo l’infinito ed eterno potere che conserva e protegge l’Universo. Oltre a questi troviamo anche i famosi:

Maha mantra

HARE-KRISHNA-HARE-KRISHNA
KRISHNA-KRISHNA-HARE-HARE
HARE-RAMA-HARE-RAMA
RAMA-RAMA-HARE-HARE

Il termine Hare è il vocativo di Hari che significa colui che ci rubò il cuore, secondo un tradizione indiana quando il Signore creò l’uomo decise di rubargli il cuore e di nascondersi nell’unico posto in cui l’uomo non avrebbe mai cercato e cioè nella propria coscienza. Con questo Mantra cerchiamo di ricordare che spesso i problemi che vediamo dall’esterno, in realtà, sono dovuti ai “mostri” che si muovono dentro la nostra coscienza, quindi spesso è più fruttuoso nell’intimo di noi stessi.

OM-NAVAH-SHIVAYA è sempre un Mantra indiano, è una supplica alla divinità Shiva che rappresenta il terzo aspetto, la distruzione. Invochiamo questo Mantra per porre fine al nostro egoismo e al nostro senso di separazione; è importante perché indica anche una caratteristica del Signore che, pur amandoci, alle volte ci fa soffrire. Questa sofferenza non deve essere vista come una punizione, ma come un campanello d’allarme per indicare che non stiamo percorrendo il giusto cammino.

OM-MANI-PADME-HUM è il più importante dei Mantra buddisti, non fa riferimento alla figura divina ma sta ad indicare il gioiello che è nel loto del cuore. E’ una figura molto bella perché questo gioiello è il tesoro che è perennemente nascosto nel nostro cuore. Il cuore viene visto come il loto, figura ricorrente nel buddismo: ha la caratteristica di poter crescere anche in zone paludose senza che i suoi petali vengano sporcati e intaccati dal terreno fangoso. Il loto è il simbolo perfetto della purezza e testimonianza della purificazione dalle nostre colpe quando ripetiamo questo Mantra.

Ci sono anche Mantra ebraici tra cui BARUKH-ATTAH-ADONAI che significa benedetto sia tu o Signore, il Signore è la sorgente di tutta la forza, di tutto il coraggio, la gioia e l’amore.

E ancora RIBONO-SHEL-OLAM che significa Signore dell’Universo.

Quelli elencati finora sono Mantra che raffigurano l’aspetto personale della divinità, per quanto riguarda, invece, l’aspetto impersonale è stato definito con vari epiteti quali: l’Assoluto, la Realtà Ultima… nell’induismo evidenziato con il termine BRAHMAN. Questi termini sono comunque inadeguati in quanto la concezione della parte impersonale della divinità è al di fuori del concetto causa-effetto, spazio-tempo ed è collegata alla Teoria Vibratoria che sta alla base della creazione dell’Universo, formulata da saggi indiani millenni fa e poi ripresa ultimamente dalla fisica moderna, teoria secondo cui l’intero mondo fenomenico consiste di vibrazioni. Tutte le cose che noi vediamo nel mondo fenomenico in realtà sono energia che vibra, la vibrazione più bassa sarà la materia percepibile con i sensi, man mano che saliamo di livello, di vibrazione e quindi di energia abbiamo ciò che non viene percepito dai sensi, quindi le emozioni, lo stato mentale, l’anima. Il simbolo perfetto dell’aspetto impersonale della natura divina, cioè la vibrazione più sottile, è la sillaba OM (AMEN in cristiano). Questo concetto viene ripreso sia nel Vangelo secondo Giovanni dove si dice in principio era il Verbo ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio sia nel Rig Veda uno dei testi più antichi della religione induista dove si dice in principio era Brahman presso cui era il Verbo ed il Verbo era in verità Brahman. Si noti come due religioni così distanti in realtà si basino sullo stesso principio. Questa figura impersonale, cioè l’OM, non può essere utilizzata da sola perché noi non possiamo rispecchiarci in qualcosa di impersonale che non riusciamo neanche a concepire con la nostra mente: E’ meglio sempre fare riferimento a figure che hanno “camminato” sulla terra e quindi che ci possono ispirare, eventualmente si può aggiungere l’ OM ad un Mantra personale così da evidenziarne anche la natura impersonale.

La pratica del Mantra non richiede tanto tempo, bastano pochi minuti qua e là nell’arco della giornata, alla fine della quale si dovrebbe aver accumulato un bel po’ di tempo.

Quali sono i momenti in cui si possono ripetere i Mantra?

- mentre aspettiamo · mentre camminiamo
- nella routine giornaliera
- quando siamo ammalati: spesso i malati si compiangono per la propria situazione e dal momento che l’energia segue il pensiero molte volte il proseguimento della malattia è dovuto al fattore psicosomatico che tende ad allungare i tempi di guarigione, ripetendo il Mantra si calma la mente e si pensa di meno ai propri sintomi
- mentre svolgiamo attività di tipo meccanico ripetitivo che non richiedono la nostra totale attenzione
- nei momenti di noia
- di notte: ripetere il Mantra prima di addormentarsi permette al cervello di elaborarlo e continuare a ripeterlo dormendo, è particolarmente indicato per chi soffre di insonnia La scrittura e la recitazione del Mantra possono essere svolte quando la mente è troppo agitata e non ci si riesce a concentrare adeguatamente.

La parola Mantra è formata da due particelle: Man significa mente e Tri significa attraverso,

il Mantra serve per attraversare il mare della mente. Questa similitudine è molto azzeccata in quanto la mente proprio come è il mare che in alcuni giorni è in burrasca mentre in altri è calmo. In questo mare riusciamo a vedere solo gli strati superficiali e non il profondo dove in realtà sono nascoste le cause dei nostri mali, le paure, l’ansia, la brama… Il Mantra serve a controllare questi pensieri. Di frequente i conflitti che ci rendono difficile concentrarsi sono alla base di gravi disturbi fisici e fin troppo spesso ci fanno sprofondare nella depressione. La maggior parte della gente non intravede alcun modo di cambiare la situazione, alla fine la accetta come un fatto inevitabile, ma in realtà è solo un condizionamento. Nel profondo di noi stessi abbiamo immense risorse che possiamo utilizzare per avere il controllo della nostra mente, senza intenderlo come un atteggiamento freddo e rigido. Molte persone, specialmente quelle molto istruite, pensano che un controllo impedirebbe il libero scorrere dei pensieri eppure a nessuno viene in mente di mettere in discussione la necessità del controllo e della disciplina quando ci si deve impadronire di abilità di tipo fisico. Bisogna saper superare le barriere tra conscio ed inconscio attraverso un processo che i grandi mistici chiamano calmare o fermare la mente, cioè porre ogni processo mentale sotto il nostro completo controllo anche a livelli mentali più profondi. Più la mente diventa calma e stabile, più riusciamo a realizzare nella vita quotidiana, il nostro vero diritto alla sicurezza, alla gioia e ad acquistare quell’instancabile energia nell’operare per il benessere del prossimo. Quando siamo preoccupati, inquieti o mossi da un bisogno urgente di soddisfazione personale a spese del nostro prossimo, il Mantra può trasformare queste emozioni in una fonte di forte potere e aiutarci a non agire e parlare impulsivamente: questo non significa reprimere le emozioni, bensì usarle, invece di farci usare da esse. Un’enorme quantità di energia vitale viene dispersa nell’oscillazione della mente tra ciò che ci è gradito e ciò che non lo è, quando siamo prigionieri di preferenze e avversioni, di opinioni ferme e abitudini rigide non possiamo agire al nostro meglio né conoscere una vera sicurezza. Viviamo alla mercé di circostanze esterne: se le cose vanno come diciamo allora siamo contenti, in caso contrario siamo depressi. E’ difficile modificarsi, essere elastici e accettare qualunque cambiamento, ma possiamo provarci. Le persone che hanno sviluppato questa preziosa qualità sono in grado di riprendere la loro posizione ogni volta che la vita prova ad abbatterle.

Per affrontare i lavori sgraditi bisogna seguire alcune semplici regole: attenzione totale e non rimandare ciò che deve essere fatto… così si otterranno i migliori risultati nel minor tempo possibile. Siamo costantemente condizionati a ricercare l’eccitazione come se fosse la quinta essenza della vita, ciò che non è eccitante ci appare solo noioso e monotono. Se ci sentiamo vivi solo quando siamo euforici allora saremo condannati a sentirci depressi quando l’eccitazione svanisce. La legge della natura stabilisce che ciò che sale deve inevitabilmente scendere, più saremo eccitati prima più saremo depressi dopo e così via in una continua altalena.

Il Mantra serve anche a tramutare i diversi sentimenti come le preoccupazioni, la paura, l’ansia, l’ira, l’impazienza o i desideri e a convertirli in qualcosa di più utile.

I Mantra fanno parte di altre discipline spirituali tra cui sono importanti

- la Meditazione (che deve essere fatta sempre)
- la Calma cioè saper rallentare tutto (la mente veloce è malata, la mente lenta è sana e la mente calma è divina)
- la Concentrazione (se sapessimo applicare in tutte le cose la stessa concentrazione che applichiamo per ciò che ci piace otterremmo migliori risultati)
- l’Educazione dei Sensi
- l’Anteporre gli altri
- l’Amicizia Spirituale
- le Letture Mistiche

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Mantra secondo Swami Sivananda Radha

Un Mantra è una combinazione di sillabe sacre che formano un nucleo di energia spirituale; il suo scopo è quello di fungere da magnete per attrarre le vibrazioni spirituali, o da lente per metterle a fuoco.

Secondo le Upanishad, le antiche scritture dell’India, la dimora originale del Mantra era il Parma Akasha, o etere primordiale, l’eterno e immutabile substrato dell’universo da cui l’universo stesso è stato creato nell’emettere il primo suono, Vach. (Un simile resoconto si può trovare nel Vangelo di San Giovanni: «All’inizio era il Verbo…»).

I Mantra esistevano all’interno di questo etere ed erano percepiti direttamente dagli antichi rishi, o veggenti, che li traducevano in una struttura udibile di parole, di ritmo e di melodia.

Il Mantra non è una preghiera. Una preghiera è formata da parole di supplica scelte dal devoto, mentre il Mantra è una combinazione precisa di parole e di suoni: l’incarnazione di una particolare forma di consapevolezza, o Sakti.

La radice ‘man’ della parola Mantra significa in sanscrito “pensare”; il suffisso ‘tra’ deriva invece da ‘trai’, che vuol dire “proteggere,, o liberare dal vincolo del samsara, o del mondo fenomenico”. Di conseguenza la traduzione del termine Mantra è: “Il pensiero che libera e protegge”.

In un Mantra ci sono però molti livelli di significato che devono essere sperimentati perché siano effettivamente compresi, in quanto una spiegazione intellettuale abbraccia soltanto una piccola parte di ciò che esso vuole dire.

Il canto, o la recitazione, dei Mantra attiva e accelera la forza creativa spirituale, promuovendo armonia in tutte le parti dell’essere umano. Il devoto viene gradualmente convertito in un centro vivente di vibrazione spirituale, che è sintonizzato con qualche altro centro di vibrazione infinitamente più potente, e tale energia può essere acquisita e diretta a beneficio di chi la usa e di altri.

Ogni Mantra ha sei aspetti: un Rishi, o veggente; un Raga, o melodia; il Devata, o deità che presiede ad esso; un Bija, o seme di suono; il Sakti, o potere; e un Kilaka, o pilastro.

Attraverso la loro percezione intuitiva, i rishi si sono aperti alla rivelazione dei Mantra e sono stati capaci di riconoscere la loro efficacia come canali attraverso cui la grazia, la conoscenza e il potere fluiscono dal Divino. Questi antichi veggenti hanno compreso che i loro poteri erano destinati a essere impiegati al servizio degli altri e come guida per la razza umana.

I Mantra sono stati trasmessi di generazione in generazione, da Guru a discepoli, e in questo processo il potere dei Mantra è aumentato enormemente. Miliardi di ripetizioni da parte di innumerevoli devoti nel corso dei secoli hanno portato alla formazione di una vasta riserva di potere che aumenta la forza spirituale insita nei Mantra.

Il raga è paragonabile alla linea melodica occidentale: un suono, o una sequenza di singoli suoni, senza armonia. Quando si recita un Mantra è di estrema importanza non cambiare il raga e la sua chiave, perché la cadenza di vibrazione su cui il suono è basato costituisce una parte integrante del Mantra. Tutta la musica indiana è basata sulla comprensione che in ogni suono esistono due aspetti: l’espressione udibile e la sottile essenza-suono che trasporta il significato e che deriva dallo Spirito eterno. Questa essenza è chiamata Shabda, oppure Vach.

Quando la parola pronunciata viene formulata in maniera perfetta, sia interiormente che esternamente, si realizza un contatto con questo potere che si manifesta come un’immagine.

Nella parola esiste un certo potere perfino a livello umano: il nome di ciascuno possiede un significato particolare e il modo in cui viene pronunciato può trasmettere numerosi messaggi.

Diversi toni causano diverse vibrazioni che condizionano la reazione fisica oltre che quella emotiva. Praticare il Mantra Yoga per un lungo periodo di tempo porta ad acquisire la consapevolezza che i suoni creano effettivamente delle immagini e che certe immagini hanno un suono peculiare.

Nel suo libro, , Swami Sivananda afferma che i suoni sono vibrazioni a cui viene dato di assurgere a forme definite. Il ripetuto cantilenare il nome del Signore costruisce gradualmente la forma, o la speciale manifestazione della divinità adorata (il Devata) e agisce come punto focale per concentrare la sua influenza, che poi penetra e diviene il centro della consapevolezza dell’adoratore.

Il Devata è la divinità che presiede al Mantra, il potere permeante, un aspetto molto personale di Dio. È la saggezza che scaturisce da una fonte più elevata ed è come un singolo raggio di sole, un raggio che viene isolato e a cui viene attribuito un nome in modo che il discepolo possa sviluppare un rapporto con un aspetto di Dio che è capace di capire e di adorare.

Il Devata può anche essere paragonato alla sfaccettatura di un diamante che rappresenti l’Intelligenza Cosmica: un diamante con molte facce rifletterà molti raggi della Luce nello stesso tempo, ma un raggio particolare attirerà in maniera speciale l’individuo che sta cominciando a percorrere il sentiero spirituale. All’inizio, Dio incute timore reverenziale ed è troppo solenne e distante perché la mente umana possa afferrarlo e soltanto più tardi l’energia divina può essere percepita nella sua forma pura; quindi, la mente umana ha bisogno di stabilire un legame con un aspetto personale come Krishna, o Siva, nella religione induista; Gesù, o Maria nell’ambito della cristianità. Gli adulti, che sono ancora spiritualmente immaturi, hanno bisogno di un loro personale concetto di Dio, finché non sono in grado di vedere l’energia divina nella sua forma pura.

I Mantra ‘Om Krishna Guru, Hari Om e Invocazione a Krishna sono associati a Krishna; Om Namah Sivaya è legato a Siva e Om Tara alla Madre Divina Se si pensa ai milioni di persone che in India nel corso dei secoli hanno invocato il nome di Krishna o di Siva, o a tutti i cristiani che nel corso degli anni hanno ripetuto il nome di Gesù, si può intuire come questa costante ripetizione abbia creato una spaventosa riserva di potere. La potenza di ciò che essi realizzano è racchiusa nell’energia combinata del Mantra: la persona effettivamente devota che recita il nome di un particolare aspetto del Divino finirà prima o poi per attingere al potere del Devata.

Una goccia d’acqua può realizzare assai poco, ma centinaia di milioni di gocce possono praticare un taglio nella roccia, oppure cambiare addirittura la morfologia della terra.

Ciascun Mantra ha un bija, un seme. Esso è l’essenza del Mantra e gli conferisce il suo speciale potere: il potere di autogenerazione. Subito all’interno del seme è nascosto un albero, cosicché l’energia nel Mantra è il seme da cui crescerà uno splendido essere spirituale.

Se adesso doveste provare a recitare i Mantra con regolarità, poi abbandonare la pratica e riprenderla fra una ventina di anni durante una crisi spirituale, il Mantra vi salirebbe automaticamente alle labbra e continuereste a ripeterlo come se non aveste mai smesso. Questo è un esempio del suo potere di autogenerazione.

Se si pensa al Shabda, al suono primordiale, al nucleo di suono dell’Om da cui tutte le cose sono state create, e al bija, il seme, e al potere di autogenerazione del Mantra, si comprenderà come attraverso una recitazione corretta e costante del Mantra si possa essere aiutati a liberare una grande energia all’interno del proprio corpo fisico, mentale, emotivo e spirituale. Grazie a questo aumento di energia potete anche entrare in contatto con il Divino dentro di voi, con il vostro vero Io, il vostro Io Superiore.

Il kilaka, o pilastro, è inizialmente la forza propellente, la tenacia e la forza di volontà di cui il discepolo ha bisogno per seguire il Mantra, ma quando il potere del Mantra stesso comincia ad autogenerarsi con un “movimento a ruota libera”, il kilaka diventa un filo molto sottile che congiunge il discepolo al Mantra, al Guru e alla divinità fino a farne un tutto unico.

Il potere, la consapevolezza all’interno del Mantra, è Sakti, la Madre Divina, la Dea della Parola Pronunciata. L’aspetto maschile di Dio è energia in uno stato di equilibrio, l’aspetto femminile è energia dinamica che si manifesta come creazione. C’è soltanto un’energia in tutte le cose create, e nel Mantra l’energia è presente nella sua forma pura. La potenza del Mantra viene liberata attraverso la ripetizione fino a quando l’individuo raggiunge il suo Devata e l’esperienza spirituale può avere luogo.

Mediante il costante ricordo o pensiero rivolto al Mantra, la persona viene proiettata lontano dall’impatto del maya, il mondo illusorio; attraverso la ripetizione di queste parole di potere si raggiunge la meta del Mantra Yoga, che (come in tutti gli yoga) consiste nell’unione della coscienza individuale con la Coscienza Cosmica.

Mantra è il canto di una stella… e ti trasporterà fino a quella stella.

Swami Sivananda Radha - MANTRA - Armenia

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Il legame con la vibrazione

Moto uguale vibrazione, vibrazione uguale suono. Ho letto questa affermazione in un libro di fisica. Se nel nostro universo, dunque, tutto si muove, ne consegue che tutto vibra. E se tutto vibra, l’universo ha un suo suono che consegue dalla somma dei suoni dei corpi celesti.
La fisica, perciò, concorda con le interpretazioni filosofiche religiose che affermano il suono come principio primo. Basti pensare all’induismo e al suono della Om oppure a “in principio era il verbo” della nostra cultura religiosa.
I più autorevoli movimenti filosofici indiani affermano che l’uomo (microcosmo) è della stessa sostanza di Dio (macrocosmo), per conseguenza, si possono studiare le componenti e reazioni umane per comprendere quelle universali.

Se sottoponiamo un soggetto a elettroencefalogramma, notiamo le seguenti reazioni: in presenza di attività cerebrale si manifestano vibrazioni che, per farla breve, l’ago dello strumento trasforma in segni grafici visibili. A noi interessa in questo articolo di esaminare un aspetto di questo fenomeno. Se poniamo un soggetto in condizioni ideali di riduzione dell’attività cerebrale, a digiuno, magari in una stanza silenziosa, incolore a occhi chiusi e poi appoggiamo una mela davanti a lui e lo esortiamo ad aprire gli occhi, notiamo che, non appena il soggetto vede la mela ed inizia una primordiale attività cerebrale comparabile al suo primo desiderio di mangiarla, l’ago si muove. Voglio arrivare a dimostrare che il desiderio di mangiare la mela che precede l’azione stessa dell’afferrarla è già una realtà vibrazionale. La cultura indiana afferma che il desiderio di dare vita alla manifestazione da parte del trascendente è già una realtà assolutamente concreta, una prima vibrazione espressa dallo stesso trascendente, come il desiderio nella mente dell’uomo che vede la mela. Tale vibrazione sarebbe la Om. La Om precederebbe l’espressione della manifestazione. E’ come dire che questa vibrazione si trova tra l’idea e la sua materializzazione o messa in pratica.

Ecco perché nelle lezioni di yoga si inizia cantando la Om. Per mettere gli allievi nella condizione di suggerire a se stessi di trovarsi come minimo tra il materiale e il trascendente, tra la tangibile manifestazione e Dio ed iniziare a prendere in esame i fenomeni da quel punto di vista. Lo Yoga infatti mira all’esperienza del trascendente e con la Om è come se scegliessimo di collocarci su una piattaforma spaziale intermedia tra l’uomo e Dio, tra il materiale e lo spirituale. Da questa piattaforma si può azzardare l’ipotesi di un viaggio verso l’esperienza sovrumana.

Vediamo ora altri aspetti della Om. Essa rappresenta la somma di tutti i suoni presenti nella manifestazione. La lingua sanscrita ha creduto di raggruppare in 50 suoni la tipologia delle vibrazioni universali dando vita ad altrettanti segni grafici che corrispondono alle lettere dell’alfabeto. Tra queste ce ne sono tre, che poi diventano due, e vedremo come, le quali praticamente li comprendono tutti.
Questi suoni sono corrispondenti alle lettere A U M. Da un punto di vista pratico la lettera A, quando si pronuncia, e provate a farlo, ha una collocazione fisica bassa nella gola, la lettera U al centro sul palato e la lettera M sulle labbra. Tutti gli altri suoni si collocano nella cavità orale all’interno di queste tre posizioni, e per questo le comprendono tutte, assumendo quel giusto valore di sintesi universale.

Ecco cosa la Om rappresenta: la sintesi universale della vibrazione materiale divina espressa.

Si parte sempre dalla presa di coscienza del molteplice, poi si procede all’identificazione di espressioni che possono essere raggruppate, nel tentativo, semplificando, di fare l’esperienza dell’Uno. E’ così anche in questo caso, dove l’infinita molteplicità dei suoni presenti nell’Universo viene organizzata in cinquanta lettere-suoni per poi identificarne tre che li rappresentano tutti ed infine scoprire che la A e la U se pronunciate insieme possono essere benissimo contratte nol suono O. In tal modo prende corpo la sillaba sacra Om che esprime la vibrazione universale, principio della manifestazione.
Per lo stesso presupposto una Om di base risulterebbe dalla somma di tutti i suoni che le particelle, in noi attive, emetterebbero. Una specie di suono personale per ogni essere o oggetto animato, una sua caratteristica, una sua tendenza e sensibilità vibrazionale. Si ha ragione di ritenere che, questo suono, può essere modificato. Da lì la scienza del mantra che mira ha innestare processi di cambiamento, determinanti nuove caratteristiche.

La parola Mantra, letteralmente significa strumento per la mente, ed è qualcosa in grado di indurre una diversa natura vibrazionale.

Come dicevamo all’inizio, la mente emette diversi tipi di vibrazione. Vi sarà capitato di entrare in certi luoghi dove la presenza dei pensieri di qualità bassa dei presenti non vi faceva sentire a vostro agio. Diverso è il tipo di vibrazioni emesso dalla mente di un assassino rispetto a quello della mente di una madre che si rivolge a un neonato. Potete constatarlo anche in pratica: la voce della madre assume toni sottili, alti ed acuti, sicuramente di natura superiore. Di diversa qualità sono le onde cerebrali, infatti, che lei emette.
Proprio partendo da questo presupposto il mantra stabilisce che si possono praticare, volontariamente, diversi tipi di onde cerebrali fino, attraverso la ripetizione ossessiva, a modificare quelle naturali. L’obbiettivo è di indurne di migliori, abituando la mente a esercitare pensieri della stessa natura.

Questo è ciò che il mantra si prefigge, in qualche caso, ha la pretesa di portare la mente a vibrare all’unisono con Dio.

Amadio Bianchi