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Cos’e’ la Musicoterapia 24 Settembre 2006

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Cos’e’ la Musicoterapia

Presso gli uomini primitivi vi era la credenza che ogni essere possedesse un proprio suono o un proprio canto segreto che lo rendeva vulnerabile alla magia. L’esistenza inconscia d’un suono segreto personale e’ certo e conferma la credenza secondo la quale ogni uomo nasce con un suono interno proprio al quale risponde.
I Greci utilizzarono la musica e svilupparono sensibilmente la sua applicazione nella prevenzione e la cura di malattie fisiche e mentali.
Aristotele parlava dell’autentico valore medico della musica nelle emozioni incontrollate e le attribuiva un effetto benefico a livello della catarsi. Platone vantava la musica e la danza per i timori e le angosce fobiche :”…la musica non e’ stata data all’uomo solo per lusingare i propri sensi, ma anche per calmare i tormenti dell’anima e i movimenti che tenta un corpo pieno di imperfezioni”.
Celio Aureliano racconta che gli antichi curavano parti dolorose del corpo con l’influsso del suono, soprattutto se si cantava su quelle parti in modo che il brivido risultante dalla percussione dell’aria recasse loro sollievo.
Ramos de Pareja scrisse nel 1482 l’opera “Musica Pratica”, i 4 toni fondamentali ai 4 temperamenti e ai pianeti. Il loro “Protus” corrisponde al flemmatico e alla luna, il tono “Deuteros” al collerico e a Marte, il tono “Tritus” al sanguigno e a Giove, il tono “tretatus” al malinconico e a Saturno.
Il melanconico dovrebbe eseguire e talvolta inventare esso stesso i motivi musicali.
Nel XXVIII° secolo, si preferiva parlare degli effetti della Musicoterapia sulle fibre dell’organismo. Grazie ad un effetto meccanico, le vibrazioni musicali regolari ristabiliscono l’omotonia delle fibre.
La Musicoterapia che bisogna usare per curare i malinconici, deve iniziare dai toni bassi ed elevarsi poi fino ai toni alti; grazie a questa progressione armonica, le fibre tese si stendono poco a poco. La musica serve a distrarre l’anima del paziente dalle sue tristi preoccupazioni; si tratta di accattivare l’attenzione del malato ed obbligarlo a interessarsi ad altra cosa che non siano le idee nere che elucubra incessantemente.
Tissot faceva una differenza tra musica stimolante e calmante e gli fa dimenticare l’indisposizione anche se non si e’ in grado di sopprimere la causa del male.

La Musicoterapia e’ una disciplina paramedica che utilizza il suono, la musica e il movimento per provocare effetti “regressivi” e aprire canali di comunicazione con l’obiettivo di attivare il processo di socializzazione. E’ pertanto una tecnica psicoterapica per migliorare la qualita’ della vita, riabilitare e recuperare, dove e’ possibile.
La Musicoterapia si occupa dello studio e della ricerca del complesso suono-essere umano.
Tale complesso consta di elementi capaci di produrre stimoli sonori (natura, corpo umano, strumenti musicali, ecc.); stimoli come il silenzio, suoni interni del corpo, musicali, ritmici, movimenti, rumori ecc.; vie di propagazione delle vibrazioni, organi ricettori di tali stimoli come l’udito, tatto e vista, la ricezione del sistema nervoso, la reazione psicobiologica e l’elaborazione della risposta, che può essere comportamentale, motoria, sensoriale, organica attraverso il grido, il canto, la danza, la musica.
Anche il movimento e non solo il suono e la musica e’ utilizzato nel processo terapeutico.
Gli stimoli sonori e musicali possono essere piu’ potenti nel suscitare manifestazioni di quelli visivo e tattile. Insomma, la musicoterapia ha come scopo l’inserimento del paziente nella societa’ e la prevenzione e la cura di malattie fisiche e mentali.
Uno dei fenomeni piu’ profondi prodotti dal suono e dalla musica, e’ la capacita’ di provocare stati regressivi, che riconducono a stadi anteriori vissuti quale lo stadio orale, anale e fetale.
La regressione e’ un meccanismo di difesa dell’io in quanto un individuo che ha una frustrazione tende sempre al rimpianto dei tempi passati con maggiori gratificazioni.

Ogni terapia esige comunque una forte motivazione da parte del paziente.
La terapia si imposta sull’anamnesi e l’osservazione attenta del soggetto, delle modalità di comunicazione-relazione, delle capacità del paziente, oltre ad un’attenta considerazione del suo nucleo familiare.
Si richiede altresì chiarezza del contratto, obiettivi e limiti dell’intervento, modalità, tempi , spazi, durata della terapia ecc. Ma soprattutto la capacità di saper gestire il rapporto terapeutico.

L’ASCOLTO MUSICALE TERAPEUTICO

Utilizzare l’ascolto musicale per guarire e prevenire significa, tra l’altro, nutrire letteralmente il corpo con il suono e servirsi del suono per scoprire le dimensioni nascoste nel profondo e per accelerare il processo di evoluzione della coscienza.
Qui tratteremo il rapporto tra la musica e chi l’ascolta, ma cercando di analizzare e spiegare il fenomeno dell’ascolto musicale quando è vissuto coscientemente e cioè con la precisa intenzione di mettersi in ascolto per migliorare la propria vita. Si può proporre il suono come una parte essenziale dell’ambiente e quindi della relazione tra soggetto ed ambiente.
Gli effetti terapeutici del suono e della musica sono in grado di modificare l’attività del sistema nervoso vegetativo. La musica può essere un’efficace aggiunta terapeutica in varie condizioni, specie quelle caratterizzate dal dolore cronico in quanto capace di modulare complesse attività nervose che si esprimono in quantificabili alterazioni neurovegetative.
Distinguiamo una fase dell’ “udire” i suoni come fenomeno periferico legato all’orecchio, una fase del “sentire” che si collocherebbe soprattutto nelle funzioni talassiche, per arrivare ad “ascoltare” la musica, con un coinvolgimento globale del nostro sistema nervoso e delle funzioni psichiche a questo connesse.
Oltre all’emozione, la musica comporta sull’ascoltatore delle reazioni a carico della sfera vegetativa: si assiste a modificazioni della pressione sanguigna, della frequenza cardiaca, della respirazione ecc., ma per lo più anche quando la musica è percepita inconsciamente.
La musica va considerata da un lato un linguaggio non verbale, dall’altro un mezzo di comunicazione dell’emotività.

di Asturaro Dario Giovanni, adattamento di Alan Perz

Aspetti terapeutici del suono e della Musica 24 Settembre 2006

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Aspetti terapeutici del suono e della Musica

Per meglio comprendere i modi e i mezzi d’azione e prima di addentrarsi nella trattazione specifica, è opportuno richiamare alcuni termini e concetti tecnici.
Fisicamente il suono è da intendersi come vibrazione di un mezzo elastico a questo trasmessa dalle vibrazioni di un corpo eccitato oppure, equivalentemente, come piccola perturbazione del mezzo elastico in cui si propaga, le cui molecole sono messe in vibrazione con frequenze dell’ordine di poche migliaia di Hz. Nel linguaggio comune si intende invece la sensazione uditiva acustica prodotta da tali vibrazioni.
L’orecchio umano è in grado di percepire vibrazioni che spaziano in un campo di frequenze da circa 16 Hz fino a circa 16 KHz. Il concetto di suono è quindi collegato all’organo di senso in grado di percepirlo. Se consideriamo tutto lo spettro di frequenze possibili, compresi gli infrasuoni e gli ultrasuoni, possiamo affermare che ogni corpo in vibrazione emette un suono; questo fenomeno avviene con una facilità ed una frequenza notevolissima nell’ambiente che ci circonda: basta infatti che due corpi si sfiorino o un corpo si muova in un fluido che subito ne scaturisce un suono. Ogni oggetto possiede una propria peculiare caratteristica sonora derivante dalla unicità della sua struttura fisica. In base a questo principio l’intero nostro pianeta e tutto il cosmo, ove vi sia un mezzo che ne consenta la propagazione, è suono.

Facciamo ora un passo avanti nella comprensione di come agisca la musicoterapia. Fin dalla nostra infanzia abbiamo vissuto, sperimentato ed immagazzinato diversi modelli sonori, associando a ciascuno di essi una particolare entità definita (una sensazione, un significato, una reazione biochimica, una circostanza o, più in generale, un concetto): tutti questi suoni possono essere definiti modelli sonori condizionati, in quanto derivanti da una associazione mentale. Esistono però anche dei modelli sonori incondizionati, a cui appartiene tutta una gamma di “suoni primitivi”, puro riflesso delle emozioni e comprensibili da tutti senza bisogno di precedenti condizionamenti cognitivi. Oggigiorno esistono solo due suoni incondizionati (primitivi): il pianto e il riso; tutti gli altri suoni primitivi sono ormai scomparsi insieme ad una parte della spontaneità comportamentale. E’ proprio in questo contesto che entra in gioco il potere della musica e del suono in senso lato. Non è difficile infatti rendersi conto che il principale effetto che tutti i suoni, ed in particolare la musica, producono su di noi è rappresentato proprio da emozioni. La musica ha il grande potere di suscitare forti sensazioni emotive, sia in chi la produce che in chi l’ascolta, in funzione del tipo di esperienza personale se si tratta di suoni condizionati o comuni a tutti gli individui se si tratta di suoni primitivi. Tenendo conto che l’enorme bagaglio di accumuli emotivi che risiedono nel nostro essere sono spesso causati dal blocco delle emozioni e sono la principale causa dei fenomeni patologici a sfondo psicosomatico, non è difficile rendersi conto del potenziale benefico della musica: essa suscita emozioni positive che correttamente sfruttate possono rimuovere o trasformare le energie negative accumulate che causano un errato funzionamento della struttura psicofisica.

Un effetto più diretto, ma meno riconoscibile, è rappresentato dalla vibrazione indotta sul nostro corpo dalla sorgente che produce il suono. Ogni strumento musicale produce infatti vibrazioni particolari, rappresentate dalle onde acustiche generate dal mezzo eccitante (le corde di una chitarra o di un pianoforte, le superfici di un tamburo o di uno xilofono, …), che giungono fino a noi e ci trasmettono il loro potere inducendo il nostro corpo a vibrare anch’esso. In termini fisici si potrebbe interpretare l’onda sonora come forzante esterna agente su di un sistema meccanico inerte rappresentato dal nostro corpo; in funzione dell’energia trasmessa (molto debole nel caso della musica) e del peso delle singole armoniche elementari dello spettro di frequenze rispetto alle frequenze proprie delle parti del corpo, si può teoricamente giungere localmente al fenomeno di risonanza. Il timpano del nostro orecchio ad esempio, sollecitato dalle onde acustiche esterne, vibra alla stessa frequenza dell’onda incidente e trasmette questo segnale, opportunamente trasdotto dal sistema nervoso, fino al cervello producendo la sensazione acustica. Attraverso la cassa armonica degli strumenti musicali, il fenomeno della risonanza può essere utilizzato in musicoterapia per indurre la persona a sentirsi accolta e compresa, senza l’ausilio di parole. Questa atmosfera può riportare ciascuno di noi alle esperienze originarie vissute nella nostra storia personale fin dall’istante del concepimento. Sono infatti ormai a tutti noti i risultati delle ricerche condotte al fine di valutare l’influenza dell’ambiente sonoro in cui si sviluppa il feto. La vita all’interno del grembo materno è un susseguirsi di fenomeni sonori che presentano aspetti costanti come il pulsare del cuore, il circolare vorticoso del sangue, l’immissione ed emissione dell’aria e variabili come la voce e tutti i suoni provenienti dall’esterno. Per tutti i mesi della gestazione la nuova vita, all’interno del copro materno, si nutre di alimenti attraverso la placenta e di esperienze acustico-sonore che impregnano di esperienza il bambino che sta crescendo ed influenzeranno la sua vita futura. Tutti questi suoni rappresentano la prima orchestra conosciuta da ogni essere umano.

In sintesi possiamo affermare che il suono viene raccolto dal nostro orecchio ed elaborato dal nostro cervello in una collezione di emozioni che producono in noi modificazioni a livello psichico (rilassamento, paura, ansia, …) e fisico a livello delle funzioni vitali dell’organismo (una musica brillante, ad esempio, produce un aumento della frequenza del battito cardiaco, mentre gli strumenti a corda favoriscono la peristalsi intestinale). Tutto ciò naturalmente è vero se si assume un atteggiamento attivo nei confronti della musica: ascoltarla passivamente è come guardare un quadro d’autore senza vederlo.

Il musicoterapeuta conosce gli effetti positivi della musica e deve stare attento a non mettere in atto quelli negativi. Come per tutto quanto riguarda l’uomo, ciò che può fare bene se somministrato oculatamente, in dosi eccessive può essere nocivo. Questo vale anche per la musica, in modo a volte palese e a volte così sottile da diventare perfino subdolo. Questo non significa che non ci si possa accostare alla musica con energia e vigore. Possiamo infatti lasciarci cullare dalla melodia, dall’armonia, dal ritmo e dal timbro (elementi distintivi della musica) in un abbraccio che ricorda quello del grembo materno, oppure possiamo partecipare attivamente all’atmosfera musicale creando musica o lasciandoci trasportare e liberando le nostre emozioni anche con un’esplosione incontrollata di gesti e suoni. Entrambi gli approcci possono essere presi in considerazione, purchè sussista l’elemento fondamentale che caratterizza il modo di accostarsi alla persona da parte del musicoterapeuta rispetto ad altre forme di intervento (rieducazione, riabilitazione, psicoterapia) e cioè l’ascolto empatico.

L’ascolto empatico si basa sul ricalco della postura della persona della quale il musicoterapeuta si vuole prendere cura. Il ricalco posturale consiste nel rimarcare il tono energetico della persona facendole avvertire di essere accolta ed apprezzata. Attraverso questo artificio, specifico della musicoterapia, si ottiene una comunicazione diretta, immediata, imprevedibile, modificabile in ogni attimo ed adeguabile ad ogni circostanza senza dover ricorrere a parole, a richieste, a spiegazioni. L’ascolto empatico si attua attraverso l’euritmia ed il dialogo sonoro. Euritmia è un termine antico, in uso presso la civiltà greca, e sta ad indicare la coordinazione fra suoni-ritmi e movimenti. La madre che allatta il proprio bambino compie un gesto euritmico, cullandolo e dondolandolo mentre gli sussurra parole affettuose o gli canta una melodia, adeguando ogni gesto ed ogni suono a quanto il piccolo sembra gradire di più, infondendogli sicurezza, fiducia e gioia. Il musicoterapeuta può cercare di riprodurre, o meglio di imitare questa situazione, servendosi ad esempio della grande cassa armonica di un pianoforte a coda vicino al quale o sul quale adagia il bambino nella posizione che questo preferisce e adeguando ogni gesto ed ogni suono alle reazioni del bambino ricalcando le emozioni del bambino e valorizzandole nel gioco musicale. In questo modo si possono richiamare le emozioni positive e le vibrazioni che il canto della madre induceva sul corpo del figlio. Il musicoterapeuta in questo modo interagisce con la persona che presenti una patologia per condurla verso il superamento delle sue difficoltà.

Gli aspetti teorici più evidenti dell’attività musicoterapica possono essere individuati dunque nel fenomeno della risonanza, nel dialogo sonoro e nell’improvvisazione musicale, nell’ascolto empatico, vissuti magari con la presenza contemporanea di due terapisti con formazione differente e complementare e, qualora si tratti di bambini o ragazzi, alla presenza dei genitori. Una corretta applicazione del metodo musicoterapico prevede inoltre il confronto costante con l’équipe di medici specialisti che hanno in cura la persona e con le persone che eventualmente si prendono cura dell’educazione o dell’inserimento sociale dell’individuo. La figura del musicoterapeuta viene così a trovarsi nella difficile posizione di dover mediare ed amalgamare produttivamente gli aspetti del mondo medico, sociale, educativo e personale della persona in cura. Sottolineiamo che la musicoterapia non ha come fine l’apprendimento musicale, ma si prefigge di portare il corpo alla parola attraverso la relazione suono-corpo-affetti.

Si riscontrano notevoli differenze nell’accostamento a questo tipo di trattamento tra i soggetti adulti e i bambini. Da parte di un adulto, fare o ascoltare musica può essere immediatamente valutata dall’adulto come una perdita di tempo, mancando una risposta immediata e precisa di tipo produttivo, senza lasciare alcun margine all’imprevedibilità; un bambino è più disposto a vivere questa esperienza come un gioco con un atteggiamento più spontaneo, gioioso, imprevedibile e pronto a compiere nuove esperienze. In musicoterapia, invece l’imprevedibilità è la regola fondamentale: essa è ciò che attira la nostra attenzione, rompendo gli schemi consueti; i bambini sono spesso imprevedibili ed anche per questo motivo sono al centro della nostra attenzione. Quest’ultimo è il miglior modo di affrontare l’esperienza musicoterapica ed ottenerne risultati..

La regola dell’imprevedibilità è tipica dell’arte e trova il suo fondamento nell’originalità che caratterizza ogni essere umano, differenziandolo dal suo simile. In musicoterapia si agisce attraverso l’ascolto empatico a salvaguardia dell’originalità di ogni persona.

A titolo di esempio, tra i brani che svolgono un’azione rilassante si ricordano: Le Cygne di C. Saint-Saëns, i primi minuti dell’Ouverture Tannhäuser di R. Wagner, nonché l’Aria della Suite n°3 in re maggiore di J. S. Bach. Un’azione tonificante è prodotta invece dall’ascolto dell’Ouverture Rienzi di R. Wagner e dalla Danza delle ore di A. Ponchielli.

Come utilizzare la Musica sub 20 Settembre 2006

Posted by amadeux in musica, musicoterapia, subliminal, subliminale, varie.
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Come utilizzare la Musica sub

Per potere approfittare al massimo
di quest’esperienza vi diamo alcuni consigli,
che speriamo vorrete tenere in considerazione

- Evitate di prendere caffe’, te’, cioccolata, alcool, od altre sostanze che possono risultare stimolanti; cosi’ come dovrete evitare l’uso di calmanti, almeno da una mezz’ora prima di iniziare la “seduta subliminale”;

- Sistematevi in un posto, che sia ben aerato, fresco e nella semi-oscurita’, possibilmente il meno disturbato dai rumori della casa;

- Coricatevi comodamente sul dorso, la testa appoggiata su un cuscino basso, le braccia allungate lungo il corpo, e leggermente piegate, i palmi delle mani rivolti verso il basso; le gambe allungate, con i talloni distanziati fra di loro di circa quindici\venti centimetri e le punte dei piedi rivolte verso l’esterno.
Tutto questo non e’ comunque tassativo; alcune persone preferiscono infatti praticare il “rilassamento subliminale”, stando sedute su una comoda poltrona;

- Slacciate quelle parti di vestiario che potrebbero risultare fastidiosamente strette, a livello della vita, del torace, o del collo;

- Non fate sforzi eccessivi; abbandonatevi semplicemente alla musica, concentratevi su di essa e lasciate scorrere i pensieri sullo schermo mentale;

- Per utilizzare al massimo il beneficio degli infrasuoni contenuti nella traccia, utilizzate, se possibile, una cuffia stereo. Solo in tal modo, infatti, ai due emisferi cerebrali arrivano due messaggi sonori ben differenziati;

- Tenere un volume medio, in modo che le onde vibratorie si possano sentire chiaramente ma che allo stesso tempo non diano oppressione ai timpani o senso di fastidio.
Nel caso della musica con “Effetto Mozart” se il volume e’ troppo alto e l’impianto di riproduzione del cd non e’ di alta qualita’ si potrebbero verificare delle distorsioni sonore sulle alte frequenze;

- E’ importante (se utilizzate un computer) che dalla scheda sonora vengano tolti tutti gli effetti di ambiente, spaziali, 3D e cose del genere, in quanto simulano, alterando il suono originale, delle ambientazioni particolari, che possono compromettere l’effetto degli infrasuoni;

- E’ da evitare assolutamente l’ascolto durante attività che richiedono molta attenzione (se non diversamente specificato); per esempio, mentre si è alla guida dell’automobile o si e’ al controllo di sistemi di sicurezza e cose del genere;

- Sicuramente, in alcuni giorni le distrazioni saranno piu’ insistenti che in altri. Non preoccupatevi: la vostra seduta di “subliminale” sara’ comunque valida; questo susseguirsi di pensieri non e’ altro infatti che il segno della dissoluzione di alcune tensioni. Lasciatele tranquillamente fluire, riportando la vostra attenzione sulla musica;

- Alla fine della vostra seduta, concedetevi una profonda respirazione e un vigoroso stiramento delle membra, come fareste svegliandovi dopo una buona notte di sonno. Poi, aprite gli occhi e, prima di alzarvi definitivamente, state per un attimo seduti, cosi’ da non incorrere in leggeri stordimenti;

- Vi raccomandiamo di fare il vostro esercizio costantemente, due volte al giorno (al massimo tre volte al giorno): prima della colazione del mattino e del pasto di sera;

- Consigliamo di tenere la bocca socchiusa portando la lingua a contatto con il palato facendo in modo di toccare con la punta gli incisivi superiori senza fare sforzi eccessivi;

- Mettete in “loop” (ciclo continuo) la musica (se la traccia e’ piu’ corta) in modo da ascoltare il brano per circa venti minuti a seduta. E’ una lunghezza studiata accuratamente; non deve essere superata in una stessa seduta (se non diversamente specificato); cio’ provocherebbe un effetto di saturazione e non sarebbe di alcun beneficio ma comunque senza neppure conseguenze negative.

Come ogni buona tecnica, anche quella “subliminale” ha un effetto cumulativo; non lasciatevi, quindi, prendere dai problemi della giornata, usandoli come una scusa per tralasciare il vostro momento di distensione.
Potra’ capitare il giorno in cui non avrete veramente l’opportunita’, o il tempo di praticare il vostro esercizio sdraiati, o seduti; non fatevi eccessivi problemi; seguite ugualmente la musica, mentre vi occupate delle vostre attivita’ abituali, come, ad esempio, preparare il pranzo. Ne avrete, comunque, giovamento, anche se l’effetto non sara’ al massimo della sua potenzialita’.

Il fatto di ascoltare passivamente le frequenze non e’ necessariamente sufficiente ad alterare il vostro stato cerebrale al massimo livello; la capacita’, la costanza, la disponibilita’, la forza di volonta’, la concentrazione, la predisposizione e la situazione neuro-cerebrale iniziale aiutano molto e donano effetti piu’ intensi.

ATTENZIONE!
La “musica subliminale con infrasuoni” in particolar modo quella rilassante, come ogni tecnica di rilassamento, abbassa il livello della vostra attenzione (se non diversamente specificato); non fate quindi mai uso della musica subliminale con infrasuoni se siete in macchina o impegnati in occupazioni che richiedano una vigilanza dei vostri riflessi.

Nota importante (relativa solamente alla musica subliminale con infrasuoni)
Le persone che:
- hanno una predisposizione all’epilessia, o alle convulsioni;
- sono portatori di pace-makers;
- soffrono di aritmia cardiaca, o di altre disfunzioni cardiache;
- fanno uso di psicofarmaci, di tranquillanti, o di droghe;
dovrebbero fare a meno di utilizzare la “musica subliminale con infrasuoni”; e nemmeno tentare di provarla, sia pure per pochi istanti.
In nessun modo i creatori e i gestori del sito sono da ritenere responsabili del suo utilizzo.